Archivio per Luglio, 2007
Semaforo si, semaforo no
Leggo oggi della installazione di un impianto semaforico in località “Case Maggi” per regolare la velocità in quel tratto di strada da sempre oggetto di numerosi e pericolosi incidenti. Pur avendo il massimo rispetto (e pure una certa simpatia) per Loriana Stella, non posso non affermare che mi pare un ennesimo spreco di soldi, che, cara Loriana, potrebbero essere spesi, se proprio vogliamo spenderli, in molti, moltissimi altri modi. Leggi il seguito di questo post »
I cantieri di Capoccia
“Dice la cicala al cicalino: il grano al padrone e la paglia al contadino”, questo era un detto che nelle campagne della romagna si accompagnava ai tempi della mietitura.
Qua da noi lo stesso detto potrebbe sembrare riduttivo laddove è ormai stanziale una Amministrazione Comunale che ci spreme e ci ignora ogni santa mattina mandata da Dio a illuminare la Rupe. Ora di tempo non ne ho moltissimo ma mi piacerebbe andarmene in giro a censire i cantieri che il Vice-Sindaco Capoccia (dice che siano 48!) usa come metro per misurare l’efficienza del governare. Posto che noi orvietani ci lamentiamo sempre di tutto e per tutto, ultimamente abbiamo preso a lamentarci anche del Palazzo. E questo non è affatto un brutto segno (o almeno non lo è per la città), anzi. Non dico che in passato la città è stata più “pecorona” ma forse oggi è cresciuta, si ferma a riflettere, e prova a parlare, a dire la propria, a manifestare il proprio dissenso. E spesso il polverone che si alza riesce ad arrivare su qualche scrivania già polverosa di suo. Però propongo il censimento dei cantieri, se non altro per vedere dove sono, cosa stanno facendo, con quali soldi, e quando saranno funzionali.
E alla fine arriva il Vigile
E’ ormai in pianta stabile una pattuglia dei Vigili Urbani in p.zza del Commercio. Staziona lì per molto tempo ed eleva multe multe a chi, distratto o irridicubile, si dimentica di puntare il disco orario come la sveglia del mattino. E zac. Al ritorno della spesa trovi i foglietti svolazzanti attaccati al parabrezza. Magari la prossima volta te lo ricordi. Il disco. La cosa buffa è che erano anni e anni che non si vedevano i Vigili in quella piazza in modo così preciso e puntuale. Forse il deserto del Borgo (e relativo parcheggio) ha fatto spostare l’attenzione sulla vicina piazza, e sui tanti, troppi dischi dimenticati. Comunque c’è da dire che da quando ci sono presenti i vigili, non ci sono macchine fuori posto, posti riservati agli invalidi occupati da gente sanissima, e la piazza appare più ordinata.
Finalmente una buona notizia
E’ di qualche giorno fa la presa di posizione di Altra Città in merito alla mancata possibilità da parte dei cittadini di utilizzare le strutture scolastiche durante il periodo estivo. Oggi giunge, finalmente, una buona notizia dal Comune.

Da lunedì 23 luglio p.v., il piazzale antistante la Scuola Media “Luca Signorelli” nel centro storico, sarà aperto all’utilizzo dei ragazzi/e per lo svolgimento di attività ludico-motorie all’aperto.
Le modalità di utilizzo del piazzale – fino alla riapertura delle scuole – sono: dalle ore 9,00 alle 20,00 di tutti i giorni tranne la domenica, in cui il piazzale verrà utilizzato dalle ore 9,00 alle ore 13,00.
Grazie Piero
Il cartellone rosso con scritto “Grazie Piero” campeggiava sul palco di fronte ad una platea numerosa, attenta, e in attesa di cosa poi non si sa, esattamente come non si è capito per cosa era logico ringraziare Fassino. Per essere venuto a parlare a Orvieto? Per essere venuto a farci capire che il PD non è il nascere di un mostro a due teste? Per aver gustato le prelibatezze del ristorante dell’Unità? Per cosa? Noi comunque ringraziamo, non si sa mai. Il longilineo Segretario è arrivato in tempissimo, per cenare, in compagnia di Prosperini, Bracco, Trappolino e altri del contado.
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Oggi ti stacco l’acqua … senza dirtelo però!
Ho letto su orvietosi della faccenda del rubinetto a secco questa mattina, poi ho telefonato a mia madre e l’ho avvertita. Ora io dico, vi pare possibile che se uno non ha possibilità (e voglia) di leggersi un quotidiano on
line, se ne doveva restare asciutto per un sacco di ore senza essere avvisato? Certo non dico che dovevano telefonare di corsa a mia madre, ma chissà un volantino affisso sui cassonetti (pensa te, per dirci le cose dobbiamo passare per la spazzatura ma almeno la tutti ci andiamo), un auto con altoparlante stile festa dell’unità, uno stormo di piccioni viaggiatori …
Pazienza, il messaggio è chiaro, qua a Orvieto, per sapere qualcosa devi leggere su internet.
E se va via la corrente? Siamo fritti.
Se ti piglio, ti cablo
Partito il cablaggio di Orvieto. Siamo a posto. E chi ci frega più? Quello che mi chiedo, da modesta conoscitrice della materia, è come mai nel resto del mondo si utilizzano ormai tecnologie di connessione e di diffusione note come wi-max, impianti wireless, e qua da noi, invece, si scava, si passano cavi. Come mai nella vicina, piccola e sveglia Bagnoregio, il buon Bigiotti, vicesindaco, si è attrezzato per coprire il suo comprensorio e qua da noi, l’altrettanto buon Capoccia, vicesindaco pure lui (che Dio lo protegga sempre), preferisce le vecchie maniere? In che era siamo? L’era del passaggio del cavo? Con un piccolo numero di antenne e nodi messi bene (e non ci vuole un supertecnico, molti qua da noi saprebbero farlo ad arte) si sarebbe potuto permettere a qualsiasi turista (pure orvietano ma fa meno scena) di sedersi ai Giardini Comunali con sulle ginocchia il proprio pc e navigare tranquillo all’ombra dell’orvietano verde. Gratis. Non capisco certe scelte, laddove si auspica un futuro che da noi sarà passato pure quando sarà presente. Siamo anni dietro a grandi e piccole città, a connessioni e bande veloci e sicure che qua da noi si possono solo sognare. In pratica noi siamo la tartaruga di Valentino. Ahi voglia a correre!!!!
Se telefonando …
Leggo oggi su orvietosi che il Comune ha “staccato” le utenze telefoniche dei consigli di zona. In effetti in una manovra di assesto al disastrato bilancio quantificata in 4 milioni di euro, le bollette dei suddetti devono certamente avere un peso determinante.
Il nostro benemerito Sindaco Mocio ci manda a dire:
“il Comune ha eliminato quelle utenze per le quali era maggiore il costo del canone che l’effettiva spesa per il traffico telefonico. In alternativa – ha anche detto – distribuiremo ai segretari dei consigli di zona delle schede prepagate da utilizzare sui cellulari”
Dunque già i Consigli di Zona, a mio parere, hanno contato nelle decisioni inerenti la città quanto il 2 di briscola, ora gli togliamo pure il telefono. Ora di per sè il buon Mocio potrebbe avere pure ragione, i rami secchi vanno potati nella speranza di un rifiorire rigoglioso in primavera. Quello che più mi appare ridicolo è l’oggetto dei tagli, quando ricordiamo tutti benissimi i famosi incentivi (premi? bonus?) elargiti ai dirigenti della presente Amministrazione a titolo non meglio identificato. E vogliamo parlare di altri sprechi? Su facciamone un elenco e magari consegnamolo direttamente al Sindaco (o al Vice, che è lo stesso) che forse ha perso di vista le vere questioni importanti per la città. Che dite?
“C’e’ pasto e…pasto!”
Tutte le massaie che si recano al mercato od in un qualsiasi altro negozio,sanno meglio di me quanto scarso sia il valore d’acquisto dell’euro,rispetto ai prezzi dei vari prodotti.
Questa considerazione purtroppo e’ “pane e fiele” per la stragrande quantita’ di persone a reddito fisso e ed in particolar modo per la quasi totalita’ dei pensionati.
Malgrado cio’ assistiamo alla “infame” commedia di stabilire,in modo che non cada il governo,quale siano le pensioni minime da aumentare.
Non e’ che Loro non lo sappiano , quale sia il limite tra la indigenza e la sopravvivenza,ma dovendo accontenarsi tutti,dal diavolo all’acqua santa,non decidono,
Chi non soffre non soffre,chi soffre aspettera’,fintanto che tutti insieme ed appassionatamente,non potranno uscire da Palazzo Chigi,sventolando la bandiere della vittoria.
Ma quale vittoria,quella di 40 euro in piu’ al mese,che lasciano le “cose” tutte come prima?
La possibilita pero’ di aumentare fino alla “decenza” le pensioni piu’ basse,esiste,ma e’ collegata alla eliminazione degli sprechi nel settore pubblico, dei privilegi e soldi dei tantissimi On. e Sen.,compresi Regionali,Provinciali e Comunali,nonche’ alla eliminazione o almeno all’ accorpamento di centinaia di sovrastrutture inutili, inventate dai politici,per non perdere il vizio di riscuotere mensilmente,a carico dell’erario.
Ecco “servito” un esempio.E’ il costo di un pasto a Montecitorio,( Repubblica.it-6/7/2007).
Cavatelli al salmone fresco e zucchine,euro 3,60-
Gnocchi di patate al pomodoro e basilico.euro 3-
Pescato del giorno,euro 4,20-
Dolci a scelta euro 1,80-
E queste le conclusioni di Repubblica:
“I deputati si “regalano” il ristorante,pagano 9 euro per ”pasti” che costano 90,
La differenza e’ a carico del bilancio della Camera.”. Ma tutti i bilanci statali, sappiamo, sono” sostanziati” dalle nostre “italiche tasse”.
Pasquino.
A volte basta poco, davvero poco
Un lampo. Un lasso di tempo infinitamente piccolo, a volte, ci lascia soli, nel buio, nell’indifferenza, nel dolore. Quello che stamani è accaduto ad Orvieto Scalo, invece, ci può far capire, che non siamo soli, che, a volte, basta poco. Un malore, una brutta crisi epilettica ha colpito un giovane uomo mentre, al volante, transitava nei pressi dell’incrocio tra Viale I Maggio e la Strada principale. Nel traffico, è rimasto bloccato nella sua auto in preda a convulsioni che poi lo hanno spinto a colpire con la macchina un cartello stradale nell’opposta corsia di marcia. In pochissimi secondi varie persone lo hanno soccorso, persone che erano lì per caso e automobilisti in transito. Il traffico era nel caos, e pure questa semplice gente era nel panico, quello che ti prende quando sai che c’è poco tempo. Tra loro un laico rianimatore, formato nell’ambito del progetto “Orvieto Città Cardioprotetta”, una persona qualunque che ha solo preso in mano un cellulare e chiamato il 118. Si è qualificato come laico rianimatore e ha chiesto aiuto, ha chiesto cosa fare, ha spiegato cosa stava avvenendo al ragazzo che, nel frattempo, aveva accanto un paio di persone che cercavano, se non altro, di farlo sentire meno solo, per quel che potevano. Il 118 ha spiegato cosa fare e cosa non fare assolutamente, e questo è stato fatto da quelle semplici persone che una mattina, per caso, si sono viste immerse nella solidarietà. Poi sono arrivati due tecnici “veri” del 118 che erano anche loro li per caso e che hanno preso in mano la situazione. Poi è arrivata l’ambulanza e il giovane è stato portato via, aveva gli occhi aperti, non capiva molto di cosa succedeva, ma era vivo e spero non si sia sentito solo, abbandonato. Ecco quelle persone, chi era al telefono, chi era nell’auto a tenere l’uomo girato di fianco, chi era accorso con l’acqua, chi si improvvisava vigile urbano e al centro della strada faceva cenno di stare attenti agli altri automobilisti, quelle persone avevano fatto “gruppo” senza conoscersi, senza essere mai stati prima insieme. Non conosco le condizioni dell’uomo, spero stia meglio e spero sia accanto ai suoi cari. Quello che so è che gli orvietani, tanto bistrattati e spesso malmenati e calpestati da molte e molte ingiustizie, sono quelli che oggi hanno tirato fuori coraggio e grinta e non hanno girato la testa da altre parti o spinto l’acceleratore per andare via prima possibile. Quel laico rianimatore non è stato un angelo, è stato solo una persona che ha fatto in modo che le cose da fare fossero fatte, una semplice persona come le tante presenti in quel momento che, tutte, erano veramente preoccupate di fare il meglio. Per cui quando ci saranno altri corsi tanta gente dovrà partecipare, non per diventare eroi perché nessuno prende il diploma da “eroe”, ma per “esserci” per sapere cosa fare, per stare pure incollati al telefono con un medico dall’altra parte che ti dice cosa fare e cosa no. Solo così potremo essere presenti, essere parte di un miracolo che può avvenire. Il miracolo non è salvare una vita, ma mettere in atto tutte le nostre possibilità per farlo senza voltarsi e senza defilarsi perché “nessuno può sapere né il momento, né l’ora”.
Non abbiamo nemmeno un minuto da perdere, figuriamoci due.
Monica Riccio