Del ligustro se ne può fare a meno, non altrettanto della opinione della gente

Nonostante le molte prese di posizione contro il taglio degli alberi di Piazza Fracassini, nonostante la riunione indetta dal comitato di cittadini per trovare un punto di dialogo con l’Amministrazione Comunale, nonostante i cento e più iscritti al gruppo Facebook “non tagliamo gli alberi di Piazza Fracassini”, uno dei due alberi è stato tagliato, ieri, intorno alle ore 16. Uno dei licustri è ora legna da camino, dopo anni e anni di silenzioso servizio alla città, qualcuno ha deciso che se ne può fare a meno. E magari ha anche ragione. In effetti a voler analizzare il progetto di riqualificazione della piazza, gli alberi, gli unici due alberi presenti sul corso dalla Torre del Moro fin giù a Piazza Cahen, non sono né utili, né belli da vedere, né così importanti da fermare i lavori cantierati. Resta il fatto che molta gente si è espressa contro questo atto così definitivo che trasforma quel luogo in un altro che sembra non appartenere alla città. Come si legge nella nota del Comune, i due alberi stavano creando problemi alle residenze limitrofe con le proprie ramificazioni sotterranee. Riqualificare la piazza avrebbe potuto prevedere, però, una nuova ricollocazione degli stessi, o qualora questo non fosse stato possibile, la creazione di spazi verdi comunque presenti all’interno del progetto, piccole piante, ai lati del palazzo centrale, una bella composizione al centro della piazza o delle fioriere a limitarne l’accesso alle auto. Si potevano fare molte cose, ma soprattutto si poteva provare ad ascoltare la gente. Della cui opinione, una Amministrazione comunale che si proclama moderna ed efficiente, dove il primo cittadino trova il coraggio di presentarsi di nuovo alla città per governarla ancora, dove tutto cambia per restare sempre così come è sempre stato, non può certamente farne a meno. Una attenta ed oculata gestione della “cosa pubblica” avrebbe dovuto provare a capire quali e quanti interventi erano attesi e necessari alla collettività, avrebbe dovuto chiedere ai cittadini, attraverso i propri rappresentanti, una partecipazione più evidente, avrebbe dovuto attendere l’esito della riunione e poi decidere. L’albero non c’è più, ne faremo a meno, impareremo forse a godere di una nuova piazza, certo è che Orvieto la sentiamo sempre meno nostra, sempre meno come la vorremmo, sempre più lontana da ciò che era, e questo ci rammarica, non tanto per un albero che se ne va, quanto perché con le sue radici rischiano ogni giorni di più di perdersi le nostre.

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